Installation view, Per filo e per segno. Percorsi di arte tessile in Italia,

10/12. Dario Picariello, Mi fece vuota la mancanza come terra dimenticata dal semente (2026), BUILDING BOX, Milano,

ph. Desirée Prezioso

 

Installation view, Per filo e per segno. Percorsi di arte tessile in Italia,

10/12. Dario Picariello, Mi fece vuota la mancanza come terra dimenticata dal semente (2026), BUILDING BOX, Milano,

ph. Desirée Prezioso

 

Installation view, Per filo e per segno. Percorsi di arte tessile in Italia,

10/12. Dario Picariello, Mi fece vuota la mancanza come terra dimenticata dal semente (2026), BUILDING BOX, Milano,

ph. Desirée Prezioso

 

Installation view, Per filo e per segno. Percorsi di arte tessile in Italia,

10/12. Dario Picariello, Mi fece vuota la mancanza come terra dimenticata dal semente (2026), BUILDING BOX, Milano,

ph. Desirée Prezioso

 

Dario Picariello
Mi fece vuota la mancanza come terra dimenticata dal semente (dettaglio)
2026
arazzo fotografico stampato su seta e raso, carta fotografica blueback, ottone, terracotta
140 x 180 cm

ph. Desirée Prezioso

 

Dario Picariello
Mi fece vuota la mancanza come terra dimenticata dal semente (dettaglio)
2026
arazzo fotografico stampato su seta e raso, carta fotografica blueback, ottone, terracotta
140 x 180 cm
ph. Dario Picariello

Per filo e per segno – 10/12. Dario Picariello

02.10.2026 – 29.10.2026

Dario Picariello
Mi fece vuota la mancanza come terra dimenticata dal semente
2026
arazzo fotografico stampato su seta e raso, carta fotografica blueback, ottone, terracotta
2 arazzi: 140 x 180 cm
vaso: 20 x 25 cm

 

 

Dal 2 al 29 ottobre 2026, BUILDING BOX presenta il decimo appuntamento del progetto espositivo Per filo e per segno. Percorsi di arte tessile in Italia con Mi fece vuota la mancanza come terra dimenticata dal semente (2026) di Dario Picariello (Avellino, 1991).

 

Nell’installazione, concepita appositamente per BUILDING BOX, il filo diventa un dispositivo attraverso cui ricucire immagine, memoria, parola e assenza.

 

L’opera è costituita da un grande arazzo ambientale nel quale fotografia, seta, raso, ricamo, carta da manifesto e ottone convivono con un vaso di terracotta.

 

Il punto di partenza è una fotografia vernacolare che ritrae una sedia a dondolo e un vaso di fiori su un tavolino: un’immagine anonima, come quelle conservate negli album di famiglia.

 

Picariello la sottrae all’anonimato e la sottopone a una serie di trasformazioni, facendola apparire in condizioni differenti: in bianco e nero sulla seta rosa trasparente, sul raso attraverso una ricolorazione che recupera procedimenti fotografici antichi e, infine, in rapporto con una terza superficie di seta sulla quale compare il titolo dell’opera ricamato, utilizzando il negativo dell’immagine stampato su carta blueback.

 

Il filo non cancella la separazione ma la rende visibile e come spiega lui stesso «il desiderio è quello di proporre una riflessione sull’assenza non come vuoto, ma come luogo di sedimentazione e trasformazione in continuità con una pratica che utilizza l’immagine come strumento di indagine sul tempo, sulla memoria e sull’esperienza umana».

 

Ricamare significa attraversare una superficie, perforarla per poterla unire. Ogni punto contiene quindi una piccola ferita e contemporaneamente la sua riparazione. Questa ambivalenza assume un valore metaforico: il filo tenta di ricomporre ciò che il tempo ha separato, ma proprio quando lo ricuce ne rende percepibile la perdita.

 

L’opera appare sospesa come se fosse una membrana: i nastri, gli anelli e le stecche d’ottone partecipano alla costruzione visiva, così come la trasparenza della seta che sviluppa una progressiva stratificazione.

 

Il vaso di terracotta posto in basso richiama quella «terra dimenticata dal semente» evocata dal titolo.

 

Appare dunque evidente come nella parte superiore del lavoro domini la leggerezza del tessuto sospeso, mentre in quella inferiore si prefiguri il peso della terra. Sospensione e gravità, memoria e materia diventano così poli complementari nell’ambito di un’unica rappresentazione dominata da una scritta che si sfrangia, come fosse essa stessa un tessuto, diventando quasi illeggibile.

 

L’installazione dimostra come Picariello utilizzi il filo come struttura concettuale dell’opera che pur collegando gli elementi tra loro non ne restituisce un’unità originaria. La memoria rappresenta una dimensione fluida e progressivamente vulnerabile.

 

Mi fece vuota la mancanza come terra dimenticata dal semente è un’immagine dove il filo rende tangibile il tentativo di dare forma all’invisibile. La mancanza diventa allora il luogo stesso nel quale ricordo e immaginazione possono continuare a produrre immagini.

 

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Dal 15 gennaio 2026 al 7 gennaio 2027, BUILDING BOX presenta Per filo e per segno. Percorsi di arte tessile in Italia, un progetto espositivo a cura di Alberto Fiz che coinvolge dodici artisti italiani di generazioni differenti, invitati a riflettere sul tema del tessile contemporaneo. Nel corso del 2026, la rassegna propone, in dodici appuntamenti individuali a cadenza mensile, una selezione di arazzi, abiti, installazioni, sculture e lavori site-specific.

Gli artisti presentati nel quarto e ultimo trimestre del progetto espositivo sono Dario Picariello (Avellino, 1991), Claudia Losi (Piacenza, 1971), Sabrina Mezzaqui (Bologna, 1964).

 

L’ultimo decennio è stato caratterizzato da una sempre maggior attenzione nei confronti dell’arte tessile che si è affermata come uno dei linguaggi più vitali della contemporaneità. Le ragioni vanno rintracciate, in primo luogo, nella sua capacità di restituire un aspetto centrale alla materia e al corpo in un’epoca dominata dal digitale. Sebbene l’uso del tessuto non sia una novità − basti pensare alle stoffe di Fortunato Depero (1892-1960), ai tappeti di Giacomo Balla (1871-1958) o agli arazzi di Alighiero Boetti (1940-1994) − quello che si è affermato è stato un processo senza pregiudizi, spesso provocatorio e trasgressivo, che ha coinvolto gli artisti contemporanei e nello stesso tempo ha permesso di valorizzare alcune figure centrali nella storia dell’arte, soprattutto donne, rimaste a lungo marginalizzate.

 

La specificità del tessuto, inoltre, è quella di aver dato vita a un linguaggio autonomo, con una propria matrice espressiva intesa come dispositivo critico in grado di mettere in discussione ogni forma di gerarchia, secondo una rinnovata consapevolezza che si può far risalire alla Biennale di Venezia del 2017, Viva Arte Viva, curata da Christine Macel, la quale aveva costruito la propria riflessione partendo proprio dall’arte tessile.

 

Il progetto espositivo presentato da BUILDING BOX vuole connettere artisti italiani di generazioni diverse sviluppando un percorso fluido, a tutto tondo, da cui emergono le potenzialità di una materia versatile, manipolabile ed ecologicamente sostenibile, dove s’intersecano tradizione, memoria e attualità evitando rigide formalizzazioni. Al tempo stesso, fibre, trame, nodi e intrecci diventano strumenti relazionali in grado di ridefinire lo spazio e il rapporto tra gli individui.

 

Per filo e per segno vuole dare un contributo innovativo alla riflessione sull’arte tessile che in questa occasione si sviluppa intorno a differenti prospettive, offrendo una visione allargata con l’inserimento di opere tipologicamente variegate quali arazzi, abiti, installazioni, sculture, lavori site-specific di cui molti progetti inediti, realizzati specificatamente per questa occasione, a conferma di come il tessuto non rappresenti soltanto una tecnica, bensì un approccio innovativo nei confronti della realtà e dell’immagine. Al di là delle prerogative poetiche e stilistiche, c’è comunque un tratto unificante che si può rintracciare in tutto il percorso, ovvero l’aspetto intimo, per certi versi autobiografico, della ricerca, non priva di un’attenzione alla componente manuale, opponendosi in maniera radicale all’omologazione e alla smaterializzazione della società contemporanea. Per filo e per segno dunque vuole essere un percorso che si sviluppa in modo minuzioso e dettagliato che contempla l’unità minima del tessuto e il motivo che emerge intrecciando i fili. Tutto ciò con l’obiettivo di generare, attraverso dodici capitoli, una nuova trama. Gli artisti ospitati nei primi due trimestri della rassegna sono stati Numero Cromatico (collettivo artistico nato a Roma, 2011), Paola Anziché (Milano, 1975), Maurizio Donzelli (Brescia, 1958), Antonio Marras (Alghero, 1961), Maria Lai (1919-2013), Paola Pezzi (Brescia, 1963), Francesca Pasquali (Bologna, 1980), Franca Sonnino (Roma, 1932), Sissi (Bologna, 1977).

 

 

Artisti