Per filo e per segno – 3/12. Maurizio Donzelli
13.03.2026 – 08.04.2026
Maurizio Donzelli
Giardini Del Quasi
2025
arazzo, lana, cotone, tessitura su telaio jacquard realizzata nelle Fiandre
due pannelli: 185 x 135 cm, 180 x 135 cm
Dal 13 marzo all’8 aprile 2026, BUILDING BOX presenta la terza installazione del progetto espositivo Per filo e per segno. Percorsi di arte tessile in Italia con Giardini del Quasi (2025) di Maurizio Donzelli (Brescia, 1958).
L’installazione proposta da BUILDING BOX è stata creata per questa occasione accostando verticalmente due arazzi del 2022, da cui è nata un’opera inedita che mette in discussione la componente percettiva, creando una condizione di sospensione e di dubbio in base ai principi fondanti di tutto il suo lavoro.
Come afferma lui stesso “il percepibile è sempre enormemente maggiore, enormemente più ricco di ciò che vediamo, e soprattutto gli oggetti che osserviamo ci restituiscono lo sguardo“.
I due arazzi, realizzati su tessitura e telaio jacquard, hanno come riferimento il Ciclo dei Mesi di Bramantino (1456-1530) conservati al Castello Sforzesco di Milano e reinterpretati da Donzelli in chiave anti-narrativa. Una lettura accentuata dalla sovrapposizione e dalla manipolazione dei dati di partenza, destinati a generare imprevedibili interferenze, andando incontro a una visione latente e profondamente problematica con i segni che sperimentano una progressiva mutazione. È il concetto stesso della percezione a essere messo in crisi, in una rielaborazione da cui nascono forme cangianti e palindrome secondo una struttura speculare e reversibile, caratterizzata da analogie e possibili risonanze.
L’artista elimina le figure e si concentra su una vegetazione fiabesca e onirica che coinvolge lo spettatore, attratto da un luogo intangibile dove l’arazzo appare lo strumento più idoneo per mettere in tensione tempo, percezione e immagine. In base a questa logica, Donzelli fa proprio il concetto privilegiato da Paul Klee (1879-1940) secondo cui “L’arte non ripete le cose visibili, ma rende visibile”.
Al di fuori di ogni mimetismo, l’immagine si autodetermina senza imporre il proprio volere, creando un dialogo introspettivo con chi la osserva. Tutto ciò si evidenzia nell’intera produzione di Donzelli, dai Mirrors (iniziati nel 2002), dispositivi specchianti e deformanti, ai Nets (i primi risalgono al 2023), reti che si dilatano e si comprimono come fossero un respiro. L’opera esposta nelle vetrine di BUILDING BOX è un’ulteriore digressione intorno all’enigma della visione o meglio all’imenigma (anagramma della parola immagine), come lo definisce Donzelli.
Tra risonanze, analogie ed echi lontani, le forme dell’arazzo alludono a un altrove che crea un distanziamento. È questa la ragione del titolo dell’opera esposta, Giardini del Quasi, che rimanda a un concetto e non a un luogo determinato. L’artista ha spesso utilizzato questa espressione, come accade per le serie Disegno del Quasi o Etcetera Drawing che realizza sin dalla fine degli anni Novanta affermando ciò che per sua natura è un’esperienza di conoscenza al di fuori di confini predefiniti: “Potrei intitolare tutte le mie opere i Quasi perché si tratta di una categoria dell’anima e non di un titolo vero e proprio“, ribadisce.
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Dal 15 gennaio 2026 al 7 gennaio 2027, BUILDING BOX presenta Per filo e per segno. Percorsi di arte tessile in Italia, un progetto espositivo a cura di Alberto Fiz che coinvolge dodici artisti italiani di generazioni differenti, invitati a riflettere sul tema del tessile contemporaneo. Nel corso del 2026, la rassegna propone, in dodici appuntamenti individuali a cadenza mensile, una selezione di arazzi, abiti, installazioni, sculture e lavori site-specific. I primi tre artisti proposti da BUILDING BOX sono: Numero Cromatico (collettivo artistico nato a Roma, 2011), Paola Anziché (Milano, 1975) e Maurizio Donzelli (Brescia, 1958).
L’ultimo decennio è stato caratterizzato da una sempre maggior attenzione nei confronti dell’arte tessile che si è affermata come uno dei linguaggi più vitali della contemporaneità. Le ragioni vanno rintracciate, in primo luogo, nella sua capacità di restituire un aspetto centrale alla materia e al corpo in un’epoca dominata dal digitale. Sebbene l’uso del tessuto non sia una novità – basti pensare alle stoffe di Fortunato Depero (1892-1960), ai tappeti di Giacomo Balla (1871-1958) o agli arazzi di Alighiero Boetti (1940-1994) – quello che si è affermato è stato un processo senza pregiudizi, spesso provocatorio e trasgressivo, che ha coinvolto gli artisti contemporanei e nello stesso tempo ha permesso di valorizzare alcune figure centrali nella storia dell’arte, soprattutto donne, rimaste a lungo marginalizzate.
La specificità del tessuto, inoltre, è quella di aver dato vita a un linguaggio autonomo, con una propria matrice espressiva intesa come dispositivo critico in grado di mettere in discussione ogni forma di gerarchia, secondo una rinnovata consapevolezza che si può far risalire alla Biennale di Venezia del 2017, Viva Arte Viva, curata da Christine Macel, la quale aveva costruito la propria riflessione partendo proprio dall’arte tessile.
Il progetto espositivo presentato da BUILDING BOX vuole connettere artisti italiani di generazioni diverse sviluppando un percorso fluido, a tutto tondo, da cui emergono le potenzialità di una materia versatile, manipolabile ed ecologicamente sostenibile, dove s’intersecano tradizione, memoria e attualità evitando rigide formalizzazioni. Al tempo stesso, fibre, trame, nodi e intrecci diventano strumenti relazionali in grado di ridefinire lo spazio e il rapporto tra gli individui.
Per filo e per segno vuole dare un contributo innovativo alla riflessione sull’arte tessile che in questa occasione si sviluppa intorno a differenti prospettive, offrendo una visione allargata con l’inserimento di opere tipologicamente variegate quali arazzi, abiti, installazioni, sculture, lavori site-specific di cui molti progetti inediti, realizzati specificatamente per questa occasione, a conferma di come il tessuto non rappresenti soltanto una tecnica, bensì un approccio innovativo nei confronti della realtà e dell’immagine. Al di là delle prerogative poetiche e stilistiche, c’è comunque un tratto unificante che si può rintracciare in tutto il percorso, ovvero l’aspetto intimo, per certi versi autobiografico, della ricerca, non priva di un’attenzione alla componente manuale, opponendosi in maniera radicale all’omologazione e alla smaterializzazione della società contemporanea. Per filo e per segno dunque vuole essere un percorso che si sviluppa in modo minuzioso e dettagliato che contempla l’unità minima del tessuto e il motivo che emerge intrecciando i fili. Tutto ciò con l’obiettivo di generare, attraverso dodici capitoli, una nuova trama.