Elena El Asmar. Le Fantasmagoriche
26.03.2026 – 02.05.2026
Dal 26 marzo al 2 maggio 2026, BUILDING TERZO PIANO presenta Le Fantasmagoriche, mostra personale di Elena El Asmar (Firenze, 1978), a cura di Marina Dacci. Il progetto riunisce un corpus di oltre quaranta opere tra sculture e lavori a parete su vetro, tavola e carta – realizzate tra il 2008 e il 2026 – concepite come un intervento unitario pensato per lo spazio del terzo piano. La mostra si configura come un insieme organico, avvolgente, in cui scultura e lavori bidimensionali dialogano tra loro.
Elena El Asmar, nella sua ricerca, indaga la relazione che da sempre esiste, all’interno dell’uomo, tra spazio, ricordo e immaginazione, traducendo l’esperienza della memoria in strutture visive e narrative. Tramite una pratica che attraversa disegno, pittura, installazione e parola, il lavoro si configura come un processo di stratificazione e trasformazione continua, nutrito da una tensione tra geografie e appartenenze, in cui materia e luce diventano strumenti di osservazione e attraversamento del tempo.
Fulcro della mostra è il paesaggio, inteso non solo come spazio fisico ma anche interiore. “Le opere ci parlano di uno spazio dentro di noi fatto di vibrazioni di stelle, di intensità del cielo, di profondità delle acque e di solchi di voli d’uccello… uno spazio sognato e sognante, fragile e fuggente” (Marina Dacci).
L’essenza della ricerca di Elena El Asmar risiede in un approccio intimo che germoglia sulla soglia tra veglia e sogno, dove l’esperienza percettiva diviene visione e la dimensione spazio-temporale si manifesta in stratificazioni sospese, perennemente in viaggio.
Ad accogliere il visitatore una serie di acquerelli, realizzati con colori che virano dal celeste all’indaco con tocchi dorati, capaci di emanare una luce particolare dalla superficie del foglio. Le opere raccontano di Venezia (2020), Roma (2025), Siena (2023), Rapolano (2025), Castiglioncello (2025), il Salento con Otranto (2023) e Santa Cesarea Terme (2023) fino alla mitica Baalbek (2022).
Nello spazio principale di BUILDING TERZO PIANO prende forma L’esercizio del lontano (2010/2026): una serie di sculture composte da vetri trovati, raccolti e assemblati, rivestiti da particolari tessuti perforati. Sembrano finestre dotate di griglie attraverso cui è possibile scorgere la vastità del “fuori”.
Un fuori che si sostanzia negli Studio Portraits (2024-2025), opere a parete realizzate ad olio e acrilico su tavola, e nel collage su tavola Siparietto (2026). Qui la visione si incarna in forme geometriche essenziali, dal carattere archetipico, che rimandano a distanze siderali.
La disposizione delle opere nello spazio richiama una partitura musicale, suggerendone il ritmo, le pause e le risonanze.
In una nicchia della sala Le ore terse (2008), un disegno inciso su vetro che invita lo spettatore a muoversi per cercare l’immagine in relazione alla luce che la rivela. “È un’immagine evanescente, quasi un ectoplasma che prende vita quando lo si vuol vedere” (Marina Dacci). Nuovamente il vetro, come nelle sculture, si fa attraversare, riflette e porta oltre.
Le Fantasmagoriche costruisce un universo in costante sospensione, in cui il corpo, implicitamente presente nel paesaggio, vi galleggia facendone esperienza. El Asmar ci esorta a coglierne i legami sottili, visibili e invisibili.