Silvia Celeste Calcagno
Veronica (dettaglio), 2020
stampa monocromatica su gres
installazione, misure complessive variabili, 66 tessere; ciascuna 25 x 18,5 cm

 

L’opera è disponibile alla vendita.

FAVENTIA – 6/12. Silvia Celeste Calcagno

12.06.2024 – 11.07.2024

Dal 12 giugno 2024 all’11 luglio 2024, BUILDINGBOX ospita Veronica (2020) dell’artista Silvia celeste Calcagno (Genova, 1974).

 

Il titolo dell’installazione ospitata nella rassegna FAVENTIA. Ceramica italiana contemporanea rievoca la figura evangelica di Veronica, la cui enigmatica vicenda – elaborata in epoca medievale, seppur tratta dalle Sacre Scritture – riconduce all’esistenza, nell’antichità, di una reliquia in tessuto con impresso il volto di Cristo. Lo stesso nome della donna pare derivi dall’accostamento dell’aggettivo latino vērus con il sostantivo greco bizantino εἰκών (icona), per indicare la “vera immagine” di Gesù, tra quelle considerate non dipinte da mano umana. Traccia effimera, transitiva e mortale del volto, il velo della Veronica consegna alla memoria un momento dell’esistenza, catturando la pura esteriorità di una maschera, di una superficie. A questa delicata suggestione, si lega la realizzazione delle tavolette di argilla che l’artista ha realizzato riportando, per mezzo di una stampa monocromatica, l’immagine di fiori e piante, soggetti fragili e simboli di una bellezza fugace dalla inesorabile caducità. Lo splendore dirompente e perituro dei fiori rappresenta un motivo di profonda venerazione nella spiritualità di molte culture orientali, come nel caso dell’Hanami giapponese, in cui la pianta diviene allegoria dell’esistenza umana e della ciclicità della natura.

Nel ricorso alla tecnica del fireprinting® – elaborata e brevettata da Calcagno e già oggetto del prezioso riconoscimento del Premio Faenza del 2015, per la prima volta conferito a una donna italiana – l’impressione dell’immagine avviene in maniera diretta su un supporto materico dove l’artista interviene pittoricamente, con l’utilizzo di ossido nero, e con la successiva monocottura ad alta temperatura. Una modalità che rende ogni pezzo unico e irripetibile oltre a comportare l’azione affettiva e meditata di un “ritorno alla terra” dell’elemento vegetale, in un processo che riconcilia simbolicamente la vita con il suolo. Nel corso degli anni, Calcagno – che attualmente opera ad Albissola, altro grande centro della ceramica italiana – ha perfezionato questo procedimento fino a raggiungere esiti di altissima perizia tecnica in grado di trattenere straordinarie velature e trasparenze, esponendo sul territorio nazionale e internazionale la propria produzione. Del 2018 la mostra personale e il workshop tenuti al Museo Carlo Zauli di Faenza.

 

Dal 12 gennaio 2024 all’11 gennaio 2025, BUILDINGBOX presenta FAVENTIA. Ceramica italiana contemporanea, un progetto espositivo a cura di Roberto Lacarbonara e Gaspare Luigi Marcone che coinvolge dodici artisti italiani chiamati a esporre sculture e installazioni realizzate in ceramica: un programma dedicato alla secolare tradizione artistica della città di Faenza, tra i principali distretti produttivi nazionali, nonché sede ed epicentro di progetti e musei tematici come il “MIC Museo Internazionale delle Ceramiche”, il “Premio Faenza” e il “Museo Carlo Zauli”. Inoltre, la rassegna nasce come forma di omaggio verso un territorio segnato dall’alluvione del maggio 2023. Come nella consueta programmazione annuale di BUILDINGBOX, la rassegna ospita interventi a cadenza mensile. In questa edizione, la presentazione delle opere avverrà il 12 di ogni mese: “numerologia” che allude alla ciclicità e alla sintesi tra elementi terreni, spirituali e temporali, oltre alle numerose simbologie legate al numero 12 nella storia e nelle culture di diverse parti del mondo.

 

Il progetto rappresenta una mappatura e una sintesi di alcune delle principali espressioni artistiche legate alla ceramica del XX e XXI secolo, promuovendo un avvicendamento tra autori di diverse generazioni che, in maniera ricorrente o sporadica rispetto alla propria produzione, usano le tecniche di lavorazione dell’argilla proseguendo, recuperando o rivoluzionando la straordinaria manualità della formatura e il valore cromatico-luministico delle smaltature.

Città divenuta sinonimo della ceramica maiolicata in molte lingue – il francese (faïance), l’inglese (faience) – l’antica Faventia è terra di produzione artigiana sin dall’epoca romana, caratteristica che sarà potenziata nei secoli successivi. In anni recenti molti sono gli artisti che hanno fatto ricorso alle fornaci faentine – anche grazie a progetti di residenze, mostre, workshop, premi, riviste – per la produzione artistica di sculture di medie e grandi dimensioni, spesso pensate per uno sviluppo ambientale e installativo. L’atto primario e demiurgico di forgiare la terra conferisce alla ceramica uno statuto esclusivo, quasi un’ontologia, la condizione aurorale della scultura. Nell’immediatezza plastica della manipolazione che precorre la cristallizzazione di una cottura, vi è tutta la naturalezza di un procedere per trasformazioni lente e meditate tra progettualità e casualità. Nella ceramica, come in un disegno, c’è il seme di un’origine, quella sorgività dell’immagine e delle cose nell’attimo stesso del loro concepimento. Dunque, la ceramica – al di là delle categorizzazioni tra artigianato, arte, oggetto d’uso, pezzo unico o seriale – detiene una intermedietà (o intermedialità) tra pensiero e gesto, tra segno e plastica, tra forma e colore operando, inoltre, con vari elementi naturali come terra, acqua e fuoco e ibridando linguaggi, tecniche, ricerche e conoscenze tra gli artisti e gli artigiani.

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