
Per filo e per segno – 11/12. Claudia Losi
31.10.2026 – 01.12.2026
Claudia Losi
Discorso sulla prossimità
2016-2022
imbottitura sintetica, filo metallico
7 elementi, dimensioni variabili
Dal 31 ottobre al 1° dicembre 2026, BUILDING BOX presenta l’undicesimo appuntamento del progetto espositivo Per filo e per segno. Percorsi di arte tessile in Italia con Discorso sulla prossimità (2016-2022) di Claudia Losi (Piacenza, 1971).
L’installazione, rielaborata appositamente per BUILDING BOX, è costituita da una serie di forme tridimensionali in tessuto imbottito e filo di ferro che danno vita a creature immaginarie e fantastiche nate dall’ibridazione di forme riconducibili al mondo animale e vegetale. L’artista costruisce un universo visionario e metamorfico, in cui il concetto stesso di identità viene messo in discussione.
All’origine del lavoro vi è l’interesse per gli antichi bestiari e, in particolare, per A Chinese Bestiary: Strange Creatures from the Guideways Through Mountains and Seas, un testo cinese nato presumibilmente tra il IV e il I secolo a.C. Nel racconto, la descrizione geografica di montagne, fiumi e territori – insieme a quella di animali e piante – si intreccia con la presenza di creature fantastiche, dando vita a un sistema nel quale le esperienze del mondo, il mito e l’immaginazione, non sono ancora separati secondo i canoni acquisiti della conoscenza. In base a ciò, l’artista costruisce un proprio repertorio di organismi possibili. Non si tratta, tuttavia, di illustrare le creature descritte dalle fonti antiche, quanto di assumerne il principio combinatorio: elementi appartenenti a specie differenti vengono associati, modificati e ricomposti secondo una logica che alterna verosimiglianza e invenzione.
Forme dichiaratamente fantastiche convivono così con altre che potrebbero apparire biologicamente plausibili o con strutture che richiamano la morfologia dei fossili.
È proprio questo continuo slittamento, tra ciò che riconosciamo e ciò che sfugge a ogni classificazione, a costituire uno degli aspetti centrali dell’opera. Claudia Losi interviene sui confini attraverso i quali ordiniamo il vivente, sostituendo alla separazione tra le specie una logica fondata sulla contiguità e sulla trasformazione.
Il tessuto diventa parte integrante di questa riflessione. La sua duttilità consente di costruire volumi senza irrigidirli in una forma definita: tagliare, cucire, imbottire e assemblare sono azioni attraverso le quali la materia viene progressivamente trasformata in corpo. La pratica tessile perde così ogni carattere ornamentale per assumere una funzione propriamente plastica e costruttiva. Il filo rende materialmente visibile quel principio di relazione che attraversa l’intero lavoro. La scelta del tessile implica inoltre una specifica dimensione temporale. Cucire significa procedere per successione di gesti, attraverso un fare lento che accumula tracce e passaggi. È un processo che Claudia Losi contrappone implicitamente all’immediatezza dell’immagine, recuperando una pratica in cui il tempo di realizzazione rimane inscritto nella materia. La superficie conserva così la memoria della sua costruzione e il manufatto diventa il risultato di un’esperienza fisica, prima ancora che visiva. Questa attenzione al fare attraversa la ricerca dell’artista e si accompagna a un interesse costante per il viaggio, l’osservazione del paesaggio e l’incontro con differenti sistemi culturali.
L’opera diventa così uno spazio nel quale modalità differenti di interpretare il mondo possono coesistere e produrre nuove associazioni.
Discorso sulla prossimità acquista in questa prospettiva un significato più ampio. La prossimità non indica soltanto una vicinanza tra differenti forme del vivente, ma una modalità di conoscenza fondata sull’avvicinamento, sull’osservazione e sulla relazione.
Conoscere significa entrare in contatto con ciò che è altro da noi senza necessariamente ricondurlo a categorie prestabilite.
Nello spazio di BUILDING BOX questa riflessione assume una particolare evidenza. Le figure sono offerte allo sguardo come frammenti di una narrazione che non possiede un ordine prestabilito: è l’osservatore a stabilire analogie e possibili genealogie. Il bestiario non propone quindi un catalogo del fantastico, ma un dispositivo aperto, capace di interrogare il nostro modo di guardare e di mettere in relazione le forme. Il filo diventa lo strumento attraverso cui costruire questa trama di corrispondenze.
Le sculture tessili sono state realizzate in occasione della seconda edizione della Hangzhou Triennial of Fiber Art, Weaving & We, a Hangzhou, in Cina, grazie al contributo della Triennale stessa.
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Dal 15 gennaio 2026 al 7 gennaio 2027, BUILDING BOX presenta Per filo e per segno. Percorsi di arte tessile in Italia, un progetto espositivo a cura di Alberto Fiz che coinvolge dodici artisti italiani di generazioni differenti, invitati a riflettere sul tema del tessile contemporaneo. Nel corso del 2026, la rassegna propone, in dodici appuntamenti individuali a cadenza mensile, una selezione di arazzi, abiti, installazioni, sculture e lavori site-specific.
Gli artisti presentati nel quarto e ultimo trimestre del progetto espositivo sono Dario Picariello (Avellino, 1991), Claudia Losi (Piacenza, 1971), Sabrina Mezzaqui (Bologna, 1964).
L’ultimo decennio è stato caratterizzato da una sempre maggior attenzione nei confronti dell’arte tessile che si è affermata come uno dei linguaggi più vitali della contemporaneità. Le ragioni vanno rintracciate, in primo luogo, nella sua capacità di restituire un aspetto centrale alla materia e al corpo in un’epoca dominata dal digitale. Sebbene l’uso del tessuto non sia una novità − basti pensare alle stoffe di Fortunato Depero (1892-1960), ai tappeti di Giacomo Balla (1871-1958) o agli arazzi di Alighiero Boetti (1940-1994) − quello che si è affermato è stato un processo senza pregiudizi, spesso provocatorio e trasgressivo, che ha coinvolto gli artisti contemporanei e nello stesso tempo ha permesso di valorizzare alcune figure centrali nella storia dell’arte, soprattutto donne, rimaste a lungo marginalizzate.
La specificità del tessuto, inoltre, è quella di aver dato vita a un linguaggio autonomo, con una propria matrice espressiva intesa come dispositivo critico in grado di mettere in discussione ogni forma di gerarchia, secondo una rinnovata consapevolezza che si può far risalire alla Biennale di Venezia del 2017, Viva Arte Viva, curata da Christine Macel, la quale aveva costruito la propria riflessione partendo proprio dall’arte tessile.
Il progetto espositivo presentato da BUILDING BOX vuole connettere artisti italiani di generazioni diverse sviluppando un percorso fluido, a tutto tondo, da cui emergono le potenzialità di una materia versatile, manipolabile ed ecologicamente sostenibile, dove s’intersecano tradizione, memoria e attualità evitando rigide formalizzazioni. Al tempo stesso, fibre, trame, nodi e intrecci diventano strumenti relazionali in grado di ridefinire lo spazio e il rapporto tra gli individui.
Per filo e per segno vuole dare un contributo innovativo alla riflessione sull’arte tessile che in questa occasione si sviluppa intorno a differenti prospettive, offrendo una visione allargata con l’inserimento di opere tipologicamente variegate quali arazzi, abiti, installazioni, sculture, lavori site-specific di cui molti progetti inediti, realizzati specificatamente per questa occasione, a conferma di come il tessuto non rappresenti soltanto una tecnica, bensì un approccio innovativo nei confronti della realtà e dell’immagine. Al di là delle prerogative poetiche e stilistiche, c’è comunque un tratto unificante che si può rintracciare in tutto il percorso, ovvero l’aspetto intimo, per certi versi autobiografico, della ricerca, non priva di un’attenzione alla componente manuale, opponendosi in maniera radicale all’omologazione e alla smaterializzazione della società contemporanea. Per filo e per segno dunque vuole essere un percorso che si sviluppa in modo minuzioso e dettagliato che contempla l’unità minima del tessuto e il motivo che emerge intrecciando i fili. Tutto ciò con l’obiettivo di generare, attraverso dodici capitoli, una nuova trama. Gli artisti ospitati nei primi due trimestri della rassegna sono stati Numero Cromatico (collettivo artistico nato a Roma, 2011), Paola Anziché (Milano, 1975), Maurizio Donzelli (Brescia, 1958), Antonio Marras (Alghero, 1961), Maria Lai (1919-2013), Paola Pezzi (Brescia, 1963), Francesca Pasquali (Bologna, 1980), Franca Sonnino (Roma, 1932), Sissi (Bologna, 1977).