Paola Anziché
Imparando dalle Forme (dettaglio)
2019-2025
fibre di abaca, pelle di sughero, grano, raffia, carta
dimensioni variabili
ph. Paola Anziché

Per filo e per segno – 2/12. Paola Anziché

13.02.2026 – 11.03.2026

Paola Anziché
Imparando dalle Forme
2019-2025
fibre di abaca, pelle di sughero, grano, raffia, carta
dimensioni ambientali

 

Dal 13 febbraio all’11 marzo 2026, BUILDING BOX presenta la seconda installazione del progetto espositivo Per filo e per segno. Percorsi di arte tessile in Italia: Imparando dalle Forme (2019-2025) di Paola Anziché (Milano, 1975).
L’installazione ambientale proposta da BUILDING BOX è stata creata per la prima volta nel 2019 e rielaborata appositamente per questa occasione con elementi inediti e altri di diversa provenienza.

 

Il lavoro, che prevede l’utilizzo di materiali variegati, in particolare fibra di abaca, filo di carta, pelle di sughero, grano e rafia intrecciati, rappresenta in maniera emblematica la relazione olistica con il tessile. L’artista ne fa un uso libero e autonomo di dialogo con il reale, cólto nei suoi aspetti più eterogenei partendo dalla manualità del gesto inteso come desiderio di contatto e appropriazione, destinato a coinvolge sia la componente fisica sia quella emozionale e psicologica.

Al tessuto nulla viene precluso e Paola Anziché lo considera il dispositivo ideale per esplorare tematiche quali credenze popolari, ritualità, ecologia, scienze, ma anche tessitura e bioarchitettura, secondo quanto avviene per Imparando dalle forme.

L’artista crea forme circolari, organiche e fluttuanti che evocano elementi dell’architettura islamica alternando intrecci, ricami e vuoti che danno vita a una sintassi propria, dove la forma s’integra con il gesto manuale e con l’esperienza corporea in un processo di perenne cambiamento. Un’architettura morbida e tattile priva di ogni forma autoritaria che si sviluppa intorno ad aspetti mnemonici e frammentari: “Un gesto in forma tessile“, afferma l’artista, che ha trovato ispirazione nel pensiero del teorico, architetto e designer austriaco Bernard Rudofsky (1905-1988). Egli, figura atipica del Novecento, autore del volume Architecture Without Architects (1964), dove afferma l’importanza dell’architettura vernacolare, ovvero di quelle forme anonime e spontanee frutto di sapere e tradizioni locali. In tal senso, appare piuttosto significativo il fatto che una parte fondamentale dell’architettura islamica nasca da pratiche costruttive popolari, che vengono poi codificate simbolicamente, socialmente e religiosamente. Questa fusione degli elementi è il tratto caratteristico di un’installazione sofisticata che intreccia storia, cultura e tradizione.

 

Imparando dalle forme si può interpretare anche come una dichiarazione di poetica, coerente con il procedimento applicato da Paola Anziché nei suoi lavori. La forma infatti non va intesa come risultato da interpretare a posteriori, bensì come fonte attiva di conoscenza che si rivela nel suo farsi. Componente processuale che suggerisce una relazione con Bruno Munari (1907-1998) e con il suo celebre metodo Imparare facendo. L’artista e designer era solito dire: “Se ascolto dimentico, se vedo ricordo, se faccio capisco”.

 

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Dal 15 gennaio 2026 al 6 gennaio 2027, BUILDING BOX presenta Per filo e per segno. Percorsi di arte tessile in Italia, un progetto espositivo a cura di Alberto Fiz che coinvolge dodici artisti italiani di generazioni differenti, invitati a riflettere sul tema del tessile contemporaneo. Nel corso del 2026, la rassegna propone, in dodici appuntamenti individuali a cadenza mensile, una selezione di arazzi, abiti, installazioni, sculture e lavori site-specific. I primi tre artisti proposti da BUILDING BOX sono: Numero Cromatico (collettivo artistico nato a Roma, 2011), Paola Anziché (Milano, 1975) e Maurizio Donzelli (Brescia, 1958).

 

L’ultimo decennio è stato caratterizzato da una sempre maggior attenzione nei confronti dell’arte tessile che si è affermata come uno dei linguaggi più vitali della contemporaneità. Le ragioni vanno rintracciate, in primo luogo, nella sua capacità di restituire un aspetto centrale alla materia e al corpo in un’epoca dominata dal digitale. Sebbene l’uso del tessuto non sia una novità – basti pensare alle stoffe di Fortunato Depero (1892-1960), ai tappeti di Giacomo Balla (1871-1958) o agli arazzi di Alighiero Boetti (1940-1994) – quello che si è affermato è stato un processo senza pregiudizi, spesso provocatorio e trasgressivo, che ha coinvolto gli artisti contemporanei e nello stesso tempo ha permesso di valorizzare alcune figure centrali nella storia dell’arte, soprattutto donne, rimaste a lungo marginalizzate.
La specificità del tessuto, inoltre, è quella di aver dato vita a un linguaggio autonomo, con una propria matrice espressiva intesa come dispositivo critico in grado di mettere in discussione ogni forma di gerarchia, secondo una rinnovata consapevolezza che si può far risalire alla Biennale di Venezia del 2017, Viva Arte Viva, curata da Christine Macel, la quale aveva costruito la propria riflessione partendo proprio dall’arte tessile.

 

Il progetto espositivo presentato da BUILDING BOX vuole connettere artisti italiani di generazioni diverse sviluppando un percorso fluido, a tutto tondo, da cui emergono le potenzialità di una materia versatile, manipolabile ed ecologicamente sostenibile, dove s’intersecano tradizione, memoria e attualità evitando rigide formalizzazioni. Al tempo stesso, fibre, trame, nodi e intrecci diventano strumenti relazionali in grado di ridefinire lo spazio e il rapporto tra gli individui.
Per filo e per segno vuole dare un contributo innovativo alla riflessione sull’arte tessile che in questa occasione si sviluppa intorno a differenti prospettive, offrendo una visione allargata con l’inserimento di opere tipologicamente variegate quali arazzi, abiti, installazioni, sculture, lavori site-specific di cui molti progetti inediti, realizzati specificatamente per questa occasione, a conferma di come il tessuto non rappresenti soltanto una tecnica, bensì un approccio innovativo nei confronti della realtà e dell’immagine. Al di là delle prerogative poetiche e stilistiche, c’è comunque un tratto unificante che si può rintracciare in tutto il percorso, ovvero l’aspetto intimo, per certi versi autobiografico, della ricerca, non priva di un’attenzione alla componente manuale, opponendosi in maniera radicale all’omologazione e alla smaterializzazione della società contemporanea. Per filo e per segno dunque vuole essere un percorso che si sviluppa in modo minuzioso e dettagliato che contempla l’unità minima del tessuto e il motivo che emerge intrecciando i fili. Tutto ciò con l’obiettivo di generare, attraverso dodici capitoli, una nuova trama.

Artisti