Installation view, Per filo e per segno. Percorsi di arte tessile in Italia

4/12. Antonio Marras, Anime (2026)

BUILDING BOX, Milano

ph. Tatiana Russi Soto

 

Antonio Marras

studio di allestimento BUILDING BOX

2026

collage, acquerello su carta

21 x 29,7 cm

Per filo e per segno – 4/12. Antonio Marras

10.04.2026 – 06.05.2026

Antonio Marras

Anime

2026

ceramica smaltata, indumenti

dimensioni ambientali

 

Dal 10 aprile al 6 maggio 2026, BUILDING BOX presenta Anime (2026) di Antonio Marras (Alghero, 1961), quarta installazione del progetto espositivo Per filo e per segno. Percorsi di arte tessile in Italia.

 

Per l’occasione, BUILDING BOX propone un allestimento pensato appositamente per lo spazio, prendendo spunto dalla suggestione del luogo. Le vetrine diventano infatti un piccolo tempio all’interno del quale Marras inserisce una serie di elementi verticali evocando le cariatidi. In questo caso le figure sono sostituite da indumenti femminili appesi a ceramiche smaltate, in bilico tra rilievi e sculture, sulle quali compaiono piccoli fori. Gli indumenti diventano Anime che attraversano lo spazio, ed è come se mantenessero una relazione con i corpi che li hanno abitati.

 

Sono un animista”, afferma Marras, nel suo desiderio rigenerativo. Gli indumenti che caratterizzano l’installazione, di epoche e luoghi differenti, sono stati selezionati attingendo ai suoi immensi archivi di abiti dismessi provenienti da ogni parte del mondo. I viaggi sono per Marras l’occasione per esplorare storie dimenticate, anonime o sotterranee, al di fuori dell’ufficialità, dove ciascun elemento mantiene traccia della sua origine nell’ambito di un’indagine che evita ogni forma di omologazione.

Marras agisce come un archeologo del presente che riporta in vita esistenze scomparse, e lo fa attraverso un’azione concreta sui materiali, che si riconfigurano in un progressivo slittamento dei significati.

 

Sui tessuti, così come sulle ceramiche o sulle carte, Marras interviene con ricami, rattoppi, crepe, strappi o cuciture in base alla trasversalità propria della sua ricerca.

 

Le sue sono creazioni visive, frammenti di una realtà che si crea e si dissolve davanti ai nostri occhi, dove l’artista ci pone di fronte a un messaggio ambiguo e problematico, lontano da ogni possibile interpretazione lineare. L’opera, del resto, non cerca la perfezione, ma l’instabilità, partecipando alle nostre dinamiche emozionali. Questo appare evidente nell’installazione ideata per BUILDING BOX con tessuti e ceramiche che appartengono a un medesimo processo visivo.

 

Indipendentemente dai materiali, non c’è differenza metodologica nei suoi interventi e gli indumenti customizzati sono appesi a oggetti dove la materia e il gesto risultano centrali con una geometria spezzata, sovrapposizioni di piani e impercettibili fratture in una dialettica continua tra costruzione e decostruzione. Citando Georges Didi-Huberman (Saint-Étienne 1953), si viene dunque a creare una somiglianza per contatto.

 

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Dal 15 gennaio 2026 al 7 gennaio 2027, BUILDING BOX presenta Per filo e per segno. Percorsi di arte tessile in Italia, un progetto espositivo a cura di Alberto Fiz che coinvolge dodici artisti italiani di generazioni differenti, invitati a riflettere sul tema del tessile contemporaneo. Nel corso del 2026, la rassegna propone, in dodici appuntamenti individuali a cadenza mensile, una selezione di arazzi, abiti, installazioni, sculture e lavori site-specific.

Gli artisti presentati nel secondo trimestre del progetto espositivo sono Antonio Marras (Alghero, 1961), Maria Lai (1919-2013), Paola Pezzi (Brescia, 1963).

 

L’ultimo decennio è stato caratterizzato da una sempre maggior attenzione nei confronti dell’arte tessile che si è affermata come uno dei linguaggi più vitali della contemporaneità. Le ragioni vanno rintracciate, in primo luogo, nella sua capacità di restituire un aspetto centrale alla materia e al corpo in un’epoca dominata dal digitale. Sebbene l’uso del tessuto non sia una novità − basti pensare alle stoffe di Fortunato Depero (1892-1960), ai tappeti di Giacomo Balla (1871-1958) o agli arazzi di Alighiero Boetti (1940-1994) − quello che si è affermato è stato un processo senza pregiudizi, spesso provocatorio e trasgressivo, che ha coinvolto gli artisti contemporanei e nello stesso tempo ha permesso di valorizzare alcune figure centrali nella storia dell’arte, soprattutto donne, rimaste a lungo marginalizzate.

 

La specificità del tessuto, inoltre, è quella di aver dato vita a un linguaggio autonomo, con una propria matrice espressiva intesa come dispositivo critico in grado di mettere in discussione ogni forma di gerarchia, secondo una rinnovata consapevolezza che si può far risalire alla Biennale di Venezia del 2017, Viva Arte Viva, curata da Christine Macel, la quale aveva costruito la propria riflessione partendo proprio dall’arte tessile.

 

Il progetto espositivo presentato da BUILDING BOX vuole connettere artisti italiani di generazioni diverse sviluppando un percorso fluido, a tutto tondo, da cui emergono le potenzialità di una materia versatile, manipolabile ed ecologicamente sostenibile, dove s’intersecano tradizione, memoria e attualità evitando rigide formalizzazioni. Al tempo stesso, fibre, trame, nodi e intrecci diventano strumenti relazionali in grado di ridefinire lo spazio e il rapporto tra gli individui.

 

Per filo e per segno vuole dare un contributo innovativo alla riflessione sull’arte tessile che in questa occasione si sviluppa intorno a differenti prospettive, offrendo una visione allargata con l’inserimento di opere tipologicamente variegate quali arazzi, abiti, installazioni, sculture, lavori site-specific di cui molti progetti inediti, realizzati specificatamente per questa occasione, a conferma di come il tessuto non rappresenti soltanto una tecnica, bensì un approccio innovativo nei confronti della realtà e dell’immagine. Al di là delle prerogative poetiche e stilistiche, c’è comunque un tratto unificante che si può rintracciare in tutto il percorso, ovvero l’aspetto intimo, per certi versi autobiografico, della ricerca, non priva di un’attenzione alla componente manuale, opponendosi in maniera radicale all’omologazione e alla smaterializzazione della società contemporanea. Per filo e per segno dunque vuole essere un percorso che si sviluppa in modo minuzioso e dettagliato che contempla l’unità minima del tessuto e il motivo che emerge intrecciando i fili. Tutto ciò con l’obiettivo di generare, attraverso dodici capitoli, una nuova trama. I tre artisti ospitati nel primo trimestre sono stati Numero Cromatico (collettivo artistico nato a Roma, 2011), Paola Anziché (Milano, 1975) e Maurizio Donzelli (Brescia, 1958).

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