Franca Sonnino

Libro nero scritta bianca

2000

ferro, filo di cotone

50 x 40 cm

Per filo e per segno – 8/12. Franca Sonnino

30.07.2026 – 31.08.2026

Franca Sonnino

Libreria

1997

ferro, filo di cotone

dimensioni variabili

 

Libro nero scritta bianca

2000

ferro, filo di cotone

50 x 40 cm

 

Dal 30 luglio al 31 agosto 2026, BUILDING BOX presenta l’ottavo appuntamento del progetto espositivo Per filo e per segno. Percorsi di arte tessile in Italia con le due opere Libreria (1997) e Libro nero scritta bianca (2000) di Franca Sonnino (Roma, 1932).

Si tratta di due interventi emblematici, tra loro strettamente connessi, che sintetizzano la produzione di Franca Sonnino, una delle figure più significative dell’arte tessile in Italia insieme a Maria Lai, suo principale punto di riferimento, alla quale è legata da un rapporto di amicizia e di condivisione.

 

Le Librerie nascono alla fine degli anni Settanta, quando l’artista abbandona la pittura per adottare il filo come materiale di riferimento.

L’opera proposta in BUILDING BOX è realizzata con un filo di cotone che avvolto attorno a un’anima di ferro riproduce il profilo di una libreria fissata alla parete. Sugli scaffali si allineano una serie di libri privi di volume e peso: profili che suggeriscono una dimensione immateriale nella quale il contenitore prende le distanze dal proprio contenuto. L’interno evoca l’immagine fragile e persino imperscrutabile della memoria collettiva e dei suoi condizionamenti.  Come afferma l’artista: “Nelle librerie, che sono già di per sé cariche di realtà nascoste, mi ha affascinato la serialità dei libri allineati. Le ombre che moltiplicano le linee sulla parete mi hanno suggerito il rapporto, simbolico e no, con la gabbia”.

In quella che Enrico Crispolti ha definito un’“orchestra di silenzio”, lo scaffale diventa una griglia geometrica che ordina il vuoto, mentre i libri, intesi come moduli ritmici, si fanno immagine di un sapere vanificato.

Come diretta conseguenza delle Librerie, dagli anni Ottanta nascono i Libri, intesi come oggetti-scultura, anch’essi realizzati con un filo di ferro circondato dalla lana o dal cotone. Le pagine sono reticoli, membrane, intelaiature che rendono visibile l’atto stesso della scrittura, il ritmo della grafia e il depositarsi dei segni. Se Maria Lai privilegia la componente fiabesca e narrativa, nell’opera di Franca Sonnino si impone una ricerca strutturale e spaziale, nella quale il libro diventa parte di un’architettura.

Libro nero scritta bianca, esposto nella vetrina di BUILDING BOX propone un capovolgimento degli elementi: il titolo insiste sull’inversione cromatica rispetto alla pagina tradizionale, dove il nero della scrittura compare sul bianco della carta. In questo caso il fondo nero diventa pagina e il bianco emerge come traccia luminosa. Appare evidente come il filo di ferro disegni l’aria e assuma una tridimensionalità capace di sviluppare un proprio movimento libero e imprevedibile. Franca Sonnino si confronta con l’assenza attraverso un dialogo con la scultura che potrebbe avvicinarla alla ricerca di Fausto Melotti. “Io costruisco il vuoto che le cose contengono”, ha scritto l’artista romana, con un’espressione che sarebbe stata pienamente condivisa dall’autore dei Contrappunti.

 

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Dal 15 gennaio 2026 al 7 gennaio 2027, BUILDING BOX presenta Per filo e per segno. Percorsi di arte tessile in Italia, un progetto espositivo a cura di Alberto Fiz che coinvolge dodici artisti italiani di generazioni differenti, invitati a riflettere sul tema del tessile contemporaneo. Nel corso del 2026, la rassegna propone, in dodici appuntamenti individuali a cadenza mensile, una selezione di arazzi, abiti, installazioni, sculture e lavori site-specific.

Gli artisti presentati nel terzo trimestre sono Francesca Pasquali (Bologna, 1980), Franca Sonnino (Roma, 1932), Sissi (Bologna, 1977).

 

L’ultimo decennio è stato caratterizzato da una sempre maggior attenzione nei confronti dell’arte tessile che si è affermata come uno dei linguaggi più vitali della contemporaneità. Le ragioni vanno rintracciate, in primo luogo, nella sua capacità di restituire un aspetto centrale alla materia e al corpo in un’epoca dominata dal digitale. Sebbene l’uso del tessuto non sia una novità − basti pensare alle stoffe di Fortunato Depero (1892-1960), ai tappeti di Giacomo Balla (1871-1958) o agli arazzi di Alighiero Boetti (1940-1994) − quello che si è affermato è stato un processo senza pregiudizi, spesso provocatorio e trasgressivo, che ha coinvolto gli artisti contemporanei e nello stesso tempo ha permesso di valorizzare alcune figure centrali nella storia dell’arte, soprattutto donne, rimaste a lungo marginalizzate.

 

La specificità del tessuto, inoltre, è quella di aver dato vita a un linguaggio autonomo, con una propria matrice espressiva intesa come dispositivo critico in grado di mettere in discussione ogni forma di gerarchia, secondo una rinnovata consapevolezza che si può far risalire alla Biennale di Venezia del 2017, Viva Arte Viva, curata da Christine Macel, la quale aveva costruito la propria riflessione partendo proprio dall’arte tessile.

 

Il progetto espositivo presentato da BUILDING BOX vuole connettere artisti italiani di generazioni diverse sviluppando un percorso fluido, a tutto tondo, da cui emergono le potenzialità di una materia versatile, manipolabile ed ecologicamente sostenibile, dove s’intersecano tradizione, memoria e attualità evitando rigide formalizzazioni. Al tempo stesso, fibre, trame, nodi e intrecci diventano strumenti relazionali in grado di ridefinire lo spazio e il rapporto tra gli individui.

 

Per filo e per segno vuole dare un contributo innovativo alla riflessione sull’arte tessile che in questa occasione si sviluppa intorno a differenti prospettive, offrendo una visione allargata con l’inserimento di opere tipologicamente variegate quali arazzi, abiti, installazioni, sculture, lavori site-specific di cui molti progetti inediti, realizzati specificatamente per questa occasione, a conferma di come il tessuto non rappresenti soltanto una tecnica, bensì un approccio innovativo nei confronti della realtà e dell’immagine. Al di là delle prerogative poetiche e stilistiche, c’è comunque un tratto unificante che si può rintracciare in tutto il percorso, ovvero l’aspetto intimo, per certi versi autobiografico, della ricerca, non priva di un’attenzione alla componente manuale, opponendosi in maniera radicale all’omologazione e alla smaterializzazione della società contemporanea. Per filo e per segno dunque vuole essere un percorso che si sviluppa in modo minuzioso e dettagliato che contempla l’unità minima del tessuto e il motivo che emerge intrecciando i fili. Tutto ciò con l’obiettivo di generare, attraverso dodici capitoli, una nuova trama. Gli artisti ospitati nei primi due trimestri della rassegna sono stati Numero Cromatico (collettivo artistico nato a Roma, 2011), Paola Anziché (Milano, 1975), Maurizio Donzelli (Brescia, 1958), Antonio Marras (Alghero, 1961), Maria Lai (1919-2013) e Paola Pezzi (Brescia, 1963).

Artisti