Installation view, Per filo e per segno. Percorsi di arte tessile in Italia,

9/12. Sissi, Nidi (2026), BUILDING BOX, Milano,

ph. Tatiana Russi Soto

 

Installation view, Per filo e per segno. Percorsi di arte tessile in Italia,

9/12. Sissi, Nidi (2026), BUILDING BOX, Milano,

ph. Tatiana Russi Soto

 

Installation view, Per filo e per segno. Percorsi di arte tessile in Italia,

9/12. Sissi, Nidi (2026), BUILDING BOX, Milano,

ph. Tatiana Russi Soto

 

Installation view, Per filo e per segno. Percorsi di arte tessile in Italia,

9/12. Sissi, Nidi (2026), BUILDING BOX, Milano,

ph. Tatiana Russi Soto

 

Sissi

Nidi (dettaglio)

2026

rattan, stoffa

dimensioni variabili

ph. Tatiana Russi Soto

 

Sissi

studio di allestimento BUILDING BOX

2026

matite colorate, china, acrilico su carta

29,7 x 21 cm

Per filo e per segno – 9/12. Sissi

02.09.2026 – 30.09.2026

Sissi

Nidi

2025

rattan, stoffa

dimensioni variabili

 

Dal 2 al 30 settembre 2026, BUILDING BOX presenta il nono appuntamento del progetto espositivo Per filo e per segno. Percorsi di arte tessile in Italia con l’installazione Nidi (2026) di Sissi (Daniela Olivieri, Bologna, 1977).

 

L’opera, realizzata appositamente per BUILDING BOX, prende spunto da una tematica a lungo frequentata dall’artista, sin dalla mostra realizzata nel 2004 al MACRO di Roma.

 

Nidi, in rattan intrecciato e tessuto, si configura come un organismo in continuo divenire, una forma aperta che sembra svilupparsi secondo i principi di crescita biologica. La struttura prende forma progressivamente nel dialogo tra il gesto dell’artista e il comportamento stesso dei materiali, seguendo un processo nel quale controllo e imprevedibilità convivono. L’opera sembra così assecondare le stesse logiche di sviluppo presenti in natura, dove la forma non è mai un dato definitivo, ma il risultato di un’evoluzione costante. L’intreccio in rattan costruisce una trama leggera e porosa che richiama insieme l’architettura primitiva del nido, la tessitura e la struttura anatomica del corpo; le fibre non delimitano un volume chiuso, ma generano una membrana permeabile attraversata da elementi che si espandono nello spazio. Numerosi filamenti fuoriescono dalla superficie assumendo una propria autonomia, come ramificazioni o terminazioni nervose che sembrano proseguire la crescita dell’opera oltre i suoi confini, nell’ambito di un’indagine che non si conclude nel proprio perimetro, ma lascia intuire una proliferazione potenzialmente infinita.

Ogni elemento è definito innanzitutto dal proprio vuoto e le profonde cavità centrali sottraggono materia per trasformarla in presenza, diventando il fulcro simbolico dell’intera composizione. Ciò che potrebbe apparire come una lacerazione o una ferita si rivela invece come luogo generativo. Da queste aperture emerge un’esplosione cromatica inattesa: rossi, blu, gialli, verdi, arancioni e viola costruiscono una sorta di sistema venoso che rimanda al corpo umano. Secondo questo principio, cucitura, ricamo e tessitura non sono semplici tecniche esecutive, ma pratiche cognitive attraverso cui il pensiero prende forma.

Nidi può dunque essere letta come una riflessione sulla nascita della forma e sul carattere processuale dell’abitare. Il nido non viene rappresentato come un oggetto concluso, ma come un dispositivo costruttivo in continuo divenire. L’architettura diventa così un atto naturale prima ancora che culturale, una pratica originaria di costruzione e di cura che accomuna l’essere umano al mondo animale. «Nella stessa maniera in cui gli uccelli modellano il proprio nido utilizzando il corpo come misura e strumento di verifica, così intreccio le mie strutture lasciando che il gesto manuale registri proporzioni, tensioni e adattamenti secondo una logica profondamente organica», afferma Sissi, che attraverso l’installazione sviluppa alcuni dei nuclei fondamentali della propria ricerca: il corpo inteso come organismo in trasformazione, la continuità tra anatomia, natura e mondo animale, la costruzione come pratica di conoscenza e l’intreccio quale metafora delle relazioni.

Il nido diventa, in sintesi, la figura di uno spazio originario nel quale la vita prende forma.

 

___________

 

Dal 15 gennaio 2026 al 7 gennaio 2027, BUILDING BOX presenta Per filo e per segno. Percorsi di arte tessile in Italia, un progetto espositivo a cura di Alberto Fiz che coinvolge dodici artisti italiani di generazioni differenti, invitati a riflettere sul tema del tessile contemporaneo. Nel corso del 2026, la rassegna propone, in dodici appuntamenti individuali a cadenza mensile, una selezione di arazzi, abiti, installazioni, sculture e lavori site-specific.

Gli artisti presentati nel terzo trimestre sono Francesca Pasquali (Bologna, 1980), Franca Sonnino (Roma, 1932), Sissi (Bologna, 1977).

 

L’ultimo decennio è stato caratterizzato da una sempre maggior attenzione nei confronti dell’arte tessile che si è affermata come uno dei linguaggi più vitali della contemporaneità. Le ragioni vanno rintracciate, in primo luogo, nella sua capacità di restituire un aspetto centrale alla materia e al corpo in un’epoca dominata dal digitale. Sebbene l’uso del tessuto non sia una novità − basti pensare alle stoffe di Fortunato Depero (1892-1960), ai tappeti di Giacomo Balla (1871-1958) o agli arazzi di Alighiero Boetti (1940-1994) − quello che si è affermato è stato un processo senza pregiudizi, spesso provocatorio e trasgressivo, che ha coinvolto gli artisti contemporanei e nello stesso tempo ha permesso di valorizzare alcune figure centrali nella storia dell’arte, soprattutto donne, rimaste a lungo marginalizzate.

 

La specificità del tessuto, inoltre, è quella di aver dato vita a un linguaggio autonomo, con una propria matrice espressiva intesa come dispositivo critico in grado di mettere in discussione ogni forma di gerarchia, secondo una rinnovata consapevolezza che si può far risalire alla Biennale di Venezia del 2017, Viva Arte Viva, curata da Christine Macel, la quale aveva costruito la propria riflessione partendo proprio dall’arte tessile.

 

Il progetto espositivo presentato da BUILDING BOX vuole connettere artisti italiani di generazioni diverse sviluppando un percorso fluido, a tutto tondo, da cui emergono le potenzialità di una materia versatile, manipolabile ed ecologicamente sostenibile, dove s’intersecano tradizione, memoria e attualità evitando rigide formalizzazioni. Al tempo stesso, fibre, trame, nodi e intrecci diventano strumenti relazionali in grado di ridefinire lo spazio e il rapporto tra gli individui.

 

Per filo e per segno vuole dare un contributo innovativo alla riflessione sull’arte tessile che in questa occasione si sviluppa intorno a differenti prospettive, offrendo una visione allargata con l’inserimento di opere tipologicamente variegate quali arazzi, abiti, installazioni, sculture, lavori site-specific di cui molti progetti inediti, realizzati specificatamente per questa occasione, a conferma di come il tessuto non rappresenti soltanto una tecnica, bensì un approccio innovativo nei confronti della realtà e dell’immagine. Al di là delle prerogative poetiche e stilistiche, c’è comunque un tratto unificante che si può rintracciare in tutto il percorso, ovvero l’aspetto intimo, per certi versi autobiografico, della ricerca, non priva di un’attenzione alla componente manuale, opponendosi in maniera radicale all’omologazione e alla smaterializzazione della società contemporanea. Per filo e per segno dunque vuole essere un percorso che si sviluppa in modo minuzioso e dettagliato che contempla l’unità minima del tessuto e il motivo che emerge intrecciando i fili. Tutto ciò con l’obiettivo di generare, attraverso dodici capitoli, una nuova trama. Gli artisti ospitati nei primi due trimestri della rassegna sono stati Numero Cromatico (collettivo artistico nato a Roma, 2011), Paola Anziché (Milano, 1975), Maurizio Donzelli (Brescia, 1958), Antonio Marras (Alghero, 1961), Maria Lai (1919-2013) e Paola Pezzi (Brescia, 1963).

Artisti