Vincenzo Agnetti
La figura di Vincenzo Agnetti (Milano, 1926 – 1981) è centrale nel panorama internazionale dell’Arte Concettuale degli anni ’70. Poeta, critico, “dicitore”, formatosi all’Accademia di Brera e alla scuola del Piccolo Teatro, dopo esperienze iniziali nella pittura informale e nella poesia, avvia un percorso autonomo anche grazie all’amicizia con Piero Manzoni, Enrico Castellani e ai contatti con il gruppo Azimuth, alla cui rivista contribuisce con alcuni articoli a sostegno delle tendenze più radicali di quell’epoca.
Dopo un periodo trascorso in Argentina nei primi anni Sessanta, durante il quale si allontana dalla pratica artistica tradizionale per dedicarsi alla riflessione teorica, rientra in Italia e inaugura una fase matura della sua ricerca. Da questo momento realizza opere– come gli “assiomi” in bachelite o i “ritratti” in feltro – e azioni in cui fondamentali sono i concetti di parola, territorio, “traduzione”, relazione, singolarità e universalità della comunicazione.